S'arriva anche quest'anno al momento in cui impossibile per noi diventa non ripensare a Sgrana & Traballa. Si a ripensare perchè ogni anno ci ritroviamo a chiederci che significato ha ad oggi organizzare la nostra Tre Giorni di Musica Popolare. Ripensare perchè tutto va avanti e fagocita, rendendo moda o spogliando del loro valore le nostre tradizioni e la nostra memoria.
Nella nostra città non giran più giullari e menestrelli, cantori e artisti. Le piazze non si animan di feste; nei giardini e parchi non fanno eco i cinguettii all'amoreggiar di giovani e alle urla innocue dei pischelli. Sono altri quelli che vorrebbero che si vedessero girar per le nostre strade. Losche figure vestite di abiti ben più tetri che incutono terrore e paura, perchè di questo vorrebbero cibare le nostre menti; divise che dolore e rabbia suscitano negli animi nostri e non allegria e festa di cui vorremmo che la città vivesse. Il tetro crea paura, timore e insicurezza. Le musiche, la socialità, l'allegria e la festa rendono sicura e viva una città. In quei momenti si superano le paure, il diverso diventa ricchezza aggiunta, una lingua diversa diventa una musica nova, una storia nuova, la nostra storia.
Vorremmo che anche questa festa ci insegnasse qualcosa e che almeno ci aiutasse anche a capire questo.
Il tentativo quest'anno forse è ancor più arduo che in passato. Fare un salto in avanti nelle collaborazioni sul nostro territorio con chi sta portando avanti con fatica un lavoro di ricerca sul campo, andando a scovare coloro che, in passato, vivevano quasi con vergogna la loro condizione contadina, proletaria, di sfruttati, ma che oggi con orgoglio, nonostante l'età, riprendono e intendono tramandare la voglia di ribellione e di emancipazione contenuta nelle loro canzoni e nei loro stornelli, talvolta non privi di tristezza ma sempre con quella giusta dose di rispetto per se stessi e per la propria dignità.
Un lavoro di ricerca su quello che si è prodotto sui nostri territori con l'arrivo di chi, come in passato, ha dovuto attraversare mari, lasciare famiglie e affetti per un pezzo di pane, che con la propria storia si porta appresso le proprie musiche e le proprie danze.
Una Sgrana & Traballa che è per noi parte stessa dei vent'anni di vita del CpaFisud, perchè senza quello che al suo interno si è sviluppato, le relazioni, la critica alla mercificazione del divertimento e della musica, delle tradizioni, in una città dove nemmeno il Calcio Storico passa indenne dalla città vetrina e dalle sue regole, non sarebbe forse mai potuta esistere.
Che si armino di pazienza i nostri vicini, come di pazienza bisogna armarci davanti alle urla dei giochi di bambini e ragazzi, delle parole che echeggiano nelle serate estive, perchè peggiore è il silenzio del nulla.
E che come ogni anno salga la bile a chi da una poltrona, giovane già vecchio, inveisce contro chi del proprio protagonismo e impegno fa una ragione di vita.
E come in passato... che la Festa abbia inizio.



